Qualche giorno fa leggevo una recente intervista di William Gibson dove sosteneva che definire “seconda vita” quella che si svolge nella rete è una visione decisamente riduttiva. Secondo lo scrittore, gli uomini hanno un spettro enorme di vite, che siano nella rete o nella real life. Se ne potrebbero, quindi, avere ben cinque nella vita reale e nessuna su internet, e viceversa. La differenza è sicuramente nella gestione delle stesse: Gibson sembra non far da conto che i metodi comunicativi sono ben differenti e che questa operazione richiede una abilità non indifferente. E’ anche vero che si possono utilizzare i mezzi informatici per crearci una terza vita nella prima. Se dalla prima accedo alla seconda, attuo una mistificazione di me, tutti coloro che mi hanno percepito nella seconda, incontrandomi nella prima vedranno la rappresentazione fisica di quello che ho rappresentato: una terza vita, appunto. Questo ovviamente presuppone che l’artificio sia stato costruito ad arte e con qualche base di ingegneria sociale. Si possono infine creare molteplici vite che sono in grado di muoversi su piani diversi, rimane comunque la questione che l’ente creatore è unico. E’ una sorta di God System personale che ci permette di creare molteplici simulacri e rappresentazioni di noi stessi, con compiti e forme diverse.
Antonello Molella
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Si rinchiuda un gatto in una scatola d’acciaio insieme con la seguente macchina infernale (che occorre proteggere dalla possibilità d’essere afferrata direttamente dal gatto): in un contatore di Geiger si trova una minuscola porzione di sostanza radioattiva, così poca che nel corso di un’ora forse uno dei suoi atomi si disintegra, ma anche in modo parimenti verisimile nessuno; se ciò succede, allora il contatore lo segnala e aziona un relais di un martelletto che rompe una fiala con del cianuro. Dopo avere lasciato indisturbato questo intero sistema per un’ora, si direbbe che il gatto è ancora vivo se nel frattempo nessun atomo si è disintegrato. La prima disintegrazione atomica lo avrebbe avvelenato. La funzione Ψ dell’intero sistema porta ad affermare che in essa il gatto vivo e il gatto morto non sono stati puri, ma miscelati con uguale peso.
Fonte: Wikipedia
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Marzo 10, 2008 - Comments Off
Morto a 69 anni Gary Gygax, l’inventore di Dungeons & Dragons.
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Gennaio 28, 2008 - Comments Off
tratto da: Umberto Eco, La Bustina di Minerva, Bompiani 2000
Ho trovato in Internet una serie di istruzioni su come scrivere bene.
Le faccio mie, con qualche variazione, perché penso che possano essere utili a molti, specie a coloro che frequentano le scuole di scrittura.
1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.
2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.
3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.
4. Esprimiti siccome ti nutri.
5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.
6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.
7. Stai attento a non fare… indigestione di puntini di sospensione.
8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.
9. Non generalizzare mai.
10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.
11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu.”
12. I paragoni sono come le frasi fatte.
13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).
14. Solo gli stronzi usano parole volgari.
15. Sii sempre più o meno specifico.
16. La litote è la più straordinaria delle tecniche espressive.
17. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.
18. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.
19. Metti, le virgole, al posto giusto.
20. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile.
21. Se non trovi l’espressione italiana adatta non ricorrere mai all’espressione dialettale: peso e! tacòn del buso.
22. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.
23. C’è davvero bisogno di domande retoriche?
24. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe — o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento — affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.
25. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà sbaglia.
26. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.
27. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!
28. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.
29. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili.
30. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del 5 maggio.
31. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).
32. Cura puntiliosamente l’ortograffia.
33. Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.
34. Non andare troppo sovente a capo. Almeno, non quando non serve.
35. Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.
36. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.
37. Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero così, allora le premesse conseguirebbero dalle conclusioni.
38. Non indulgere ad arcaismi, apax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differanza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva – ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica – eccedano comunque le competenze cognitive del destinatario.
39. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.
40. Una frase compiuta deve avere.
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Gennaio 21, 2008 - Comments Off
Da Social Design Zine.
Non ha compiuto l’anno. Il famigerato portale di Italia.it è stato chiuso venerdì (l’indirizzo non è più raggiungibile) e gli 11 redattori della sede di Napoli che curavano i contenuti mandati a casa. Per lo sfortunato portale (qui la storia narrata l’anno scorso) non c’è stata la possibilità di recuperare il credito sulla rete necessario, sia dal punto di vista delle funzionalità sia dei contenuti, e la minaccia avanzata dal ministro Rutelli lo scorso ottobre è giunta al suo compimento.
Ricordiamo come la decisione del ministro fosse scaturita dalla conclusione dei lavori dell’apposita commissione di inchiesta parlamentare che ha evidenziato le gravissime lacune del progetto e dell’iter realizzativo seguito (il documento, altamente educativo sulla conduzione da parte della pubblica amministrazione di progetti complessi, può essere letto qui) oltre che a definire gli effettivi costi dell’opera (inizialmente 7,8 milioni, poi ridotti a circa 5,8 milioni di euro).
Il ministro ha inoltrato il rapporto alla Corte dei Conti per l’accertamento di danni e responsabilità.
Ne attendiamo gli esiti.
Segnalazione di Mario Rullo, Antonio Minervini e Manuel dall’Olio
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